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Depressione post Covid: l’origine è l’infiammazione del sistema nervoso

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Da cosa ha origine la depressione post Covid-19?

L’infezione da SARS-CoV-2  può infiammare il sistema nervoso centrale provocando depressione, ansia, insonnia e ossessioni, ma anche difficoltà di concentrazione e di memoria, la cosiddetta “brain fog”.

Ansia e depressione da Covid esistono davvero e spesso sono conseguenze dell’infiammazione che può colpire il sistema nervoso durante l’infezione. Sintomi frequenti del cosiddetto “long Covid”, come tristezza persistente, angoscia e apatia, compaiono, in alcuni casi, come postumi del Coronavirus anche quando si è clinicamente guariti.

La SARS-CoV-2, infatti, non si limita a infettare il sistema respiratorio, ma può coinvolgere anche quello digestivo e nervoso, tanto che alcuni ricercatori parlano di “neurocovid” e ormai parecchi studi ci rivelano che i sintomi neuropsichiatrici sono abbastanza frequenti e quasi sempre associati ad alterazioni di olfatto e gusto.

Disturbi come depressione, ansia e insonnia, stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione, dunque, non sarebbero soltanto conseguenze dello stress da pandemia (incertezza sanitaria, isolamento sociale, precarietà economica ecc.): il Coronavirus attacca il nostro equilibrio psichico anche dall’interno, attraverso processi infiammatori che coinvolgono il sistema nervoso.

Un grande studio per capire davvero il virus Covid19

Un team di scienziati dell’ospedale San Raffaele di Milano, guidati dal professor Francesco Benedetti, ha indagato le conseguenze psichiatriche a lungo e medio termine dell’infezione da nuovo Coronavirus. La ricerca è stata condotta sui pazienti dell’ambulatorio di follow up post Covid-19, nell’ambito di un maxi studio clinico osservazionale in corso all’IRCCS Ospedale San Raffaele, che ha lo scopo di comprendere meglio la malattia, individuare le strategie di cura più efficaci e i possibili effetti prolungati, anche psichiatrici e neurologici, della malattia.
L’infezione da SARS-CoV-2, infatti, innesca una sindrome infiammatoria multisistemica, che può investire diversi distretti del corpo, sistema nervoso compreso. «È apparso chiaro da subito che l’infiammazione causata dalla malattia potesse avere ripercussioni anche a livello psichiatrico. Infatti, gli stati infiammatori – anche in conseguenza di infezioni virali – possono costituire dei fattori di rischio per diverse patologie, in particolare la depressione», scrive il professor Benedetti.

Lo studio del San Raffaele: più vulnerabili le donne

Lo studio ha indagato i sintomi psichiatrici di 402 pazienti covid a un mese di follow up. Circa 300 persone avevano subito un ricovero al San Raffaele, mentre altre 100 erano state curate a casa.

Il 56% dei pazienti esaminati ha manifestato almeno un disturbo tra ansia (42%), insonnia (40%), depressione (31%), sintomatologia ossessivo compulsiva (20%) e disturbo post traumatico da stress (28%), con gravità proporzionale all’entità dell’infiammazione accusata durante l’infezione.

Stati infiammatori intensi, come quelli che possono conseguire da infiammazioni virali (causate dalla risposta immunitaria al virus), costituirebbero quindi fattori di rischio importante per alcuni disturbi mentali.

I pazienti con una diagnosi psichiatrica precedente al Covid-19 sono peggiorati; tra quelli che invece non avevano mai sofferto di disturbi mentali, le più colpite da ansia e depressione (sebbene in forma meno severa) sono le donne.

Secondo il professor Benedetti, «Questo conferma quello che già sapevamo, ossia la maggior predisposizione della donna a poter sviluppare disturbi della sfera ansioso-depressiva, e ci conduce a ipotizzare che questa maggiore vulnerabilità possa essere dovuta anche al diverso funzionamento del sistema immunitario nelle sue componenti innate ed adattive».

Il Covid è una minaccia anche per il benessere psichico

Altre ricerche internazionali confermano la situazione evidenziata dallo studio del San Raffaele. Secondo un’indagine dell’Università di Oxford, addirittura il 20% dei contagiati manifesterebbe un sintomo psichiatrico nel giro di 90 giorni, con ansia e insonnia come disagi più comuni. Un altro studio pubblicato su “The Lancet Psychiatry” prende in esame un numero ingente di cartelle cliniche elettroniche di cittadini degli Stati Uniti (circa 69 milioni) e rivela che la percentuale di pazienti con disturbo psichiatrico post Covid-19 sarebbe superiore al 20%. Anche in questo studio, le più esposte sarebbero le persone già affette da una patologia mentale.

È verosimile, quindi, che la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi e anni, come avverte anche l’Istituto Superiore di Sanità. E bisognerà adattarsi a nuove tipologie di intervento, anche in modalità online, tramite la telepsicoterapia, e in generale la telemedicina, che attualmente sta sperimentando modelli sempre più mirati di intervento.

 

Brain Fog, la nebbia post covid che confonde la mente

Tra i sintomi del long Covid vi sono anche problemi cognitivi transitori. Una ricerca canadese condotta su 3.390 pazienti rivela che uno dei più diffusi è la difficoltà di concentrazione, di focalizzazione e di memoria, la cosiddetta “brain fog”, o nebbia mentale, che colpirebbe 1 su 20 pazienti Covid. I ricordi si offuscano, l’attenzione è difficile da sostenere, la mente è spesso confusa e si fatica a trovare le parole, e le cause non sono ancora ben chiare.
Alcuni ipotizzano che il virus possa infettare le cellule del cervello limitando l’apporto di ossigeno alle cellule adiacenti. Per fortuna i sintomi sarebbero transitori e svanirebbero nella maggior parte dei casi dopo al massimo qualche mese.

Non dimentichiamo che, oltre al fattore infiammatorio, l’insorgenza del disturbo potrebbe avere anche componenti traumatiche, in particolare per quanto riguarda i pazienti che hanno sperimentato una lunga degenza in terapia intensiva. I sintomi neurologici, in questo caso, potrebbero essere legati alla presenza di un disturbo post traumatico da stress, come suggerisce una ricerca dell’University of California, Los Angeles, pubblicata su The Clinica Neuropsychologist.

Gli studi sul nuovo Coronavirus sono ancora all’inizio e molto resta da comprendere sulle modalità in cui questa infezione attacca i diversi distretti del corpo, nelle sue conseguenze a breve, medio e lungo termine. Per il momento, tuttavia, è evidente che una maggiore attenzione alla salute mentale, in questa fase storica, risulti indispensabile.

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